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Affitti - Locazioni

AFFITTI NON PAGATI

Ogni anno in Italia ammontano a 1,2 miliardi di euro i canoni d’affitto non pagati, con un proprietario su due che denuncia almeno una mensilità saltata nell’arco di 12 mesi dai propri inquilini. Lo scrive Avvenire a pagina 20 sottolineando che si tratta di stime elaborate da Legal24online, piattaforma digitale legale che gestisce le pratiche di recupero crediti per quote condominiali o canoni d’affitto non pagati.

letto su rassegna stampa monitorimmobiliare.it

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LA PRIMA CASA SI PUO' AFFITTARE

Per mantenere i benefici sull'acquisto della prima casa a cui le fa riferimento (sconti sulle imposte da pagare per l'acquisto) è sufficiente spostare o avere già la residenza nel Comune dove si acquista l'immobile. Una volta rispettata questa condizione, l'immobile può essere senza dubbio affittato senza per questo perdere i benefici fiscali goduti. La legge infatti specifica che la residenza deve essere portata nel comune e non all'interno dell'immobile acquistato.

Affittare la prima casa prima dei 5 anni

Il vincolo dei 5 anni per mantenere le agevolazioni riguarda strettamente la vendita del bene e non il metterla in affitto. Infatti, se l'immobile viene venduto prima dei cinque anni e non viene riacquistata una nuova prima casa entro l’anno, si decade dal beneficio e si dvono riversare la minore imposta di registro versata (differenziale dell’8%) a cui aggiungere sanzioni del 30% ed interessi.

Le agevoalzioni per il mutuo prima casa

Altro discorso per l'agevolazione sugli interessi passivi del mutuo (si possono detrarre il 19% degli interessi passivi ed oneri accessori nella propria dichiarazione dei redditi per un tetto massimo pari a 4000 euro; quindi la detrazione massima ottenibile è pari a 760,00 euro).

In questo caso affittare l'immobile comporta la perdita dell'agevolazione.

Perchè affittando la prima casa si perdono le agevolazioni sul mutuo?

Perchè per questo beneficio la legge specifica che per poter usufruire dell'agevolazione occorre adibire l'immobile per il quale si è richiesto il mutuo a propria abitazione principale (intendendo per essa la casa in cui il proprietario ed i suoi familiari vi dimorano abitualmente) entro 12 mesi dall'acquisto e per tutto il periodo in cui si vorrà usufruire del beneficio.

Eccezioni

L'agevolazione viene mantenuta in caso di ricovero permanente in un istituto o ospedale,sempre che l’immobile non venga locato.

La detrazione non spetta in caso di usufruttuario, perchè in questo caso non parlaimo di acquisto della proprietà, ma solo di un diritto reale di godimento.

Letto su Blogaffitto.it

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AFFITTI FANTASMA

nascosti all’Erario ma pubblicizzati nel mercato parallelo delle offerte sottobanco, online o tramite passaparola. Seconde é terze case trasformate in strutture ricettive senza versare un euro al Fisco. Così il Corriere della Sera a pagina 16 riprendendo l’indagine della Guardia di Finanza nelle località di vacanza.
Nell'ambito dei controlli condotti dalle Fiamme Gialle, da metà giugno a oggi, nelle località balneari, di montagna e nelle città d'arte è risultato che un affitto su due è irregolare.
Su 895 controlli svolti sono state rilevate 539 violazioni. In Puglia, Toscana e Lazio i casi più numerosi.

Letto su rassegna stampa Monitor.it

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CEDOLARE SECCA ANCHE QUANDO SI AFFITTA A SOCIETA'

Può sempre ricorrere al regime della cedolare secca il locatore persona fisica, che non esercita attività imprenditoriale, anche qualora la locazione di un immobile a uso abitativo avvenga nei confronti di una società.

La legge, infatti, prevede solo restrizioni nei confronti del locatore (che per fruire dell'agevolazione non deve agire nell'esercizio di impresa o lavoro autonomo) e non nei confronti dei conduttori.

Lo ha chiarito la Commissione Tributaria Provinciale di Pavia nella sentenza n. 222/2018 sul ricorso di un contribuente contro l'avviso di liquidazione con cui l'Agenzia delle Entrate aveva recuperato l'imposta di registro per contratto di locazione. Il contribuente ne aveva omesso il versamento ritenendo di poter rientrare nel regime della c.d. "cedolare secca" che lo avrebbe esentato dal pagamento.

Secondo l'ufficio, invece, sarebbero stati esclusi dal regime della cedolare secca i contratti conclusi con conduttori che agiscono nell'esercizio di impresa potendo il regime essere scelto solo se entrambe le parti agiscono da privati. Nel caso di specie, invece, il contratto di locazione era stato stipulato con una società.

Cedolare secca: restrizioni solo per il locatore

Innanzi alla CTP, invece, il contribuente evidenzia come la norma riguardante l'applicazione della cedolare secca ne limita l'applicazione esclusivamente nel caso che il locatore agisca nell'esercizio d'impresa o di lavoro autonomo.

La Commissione, accogliendo il ricorso, chiarisce che la legge istitutiva della c.d. cedolare secca (art. 3, d.lgs. n. 23/2001) non vieta la possibilità di usufruire della cedolare seccanel caso in cui l'immobile sia locato, nelle forme del contratto in oggetto, da una persona fisica ad una società.

Se il locatore è una persona fisica, che non esercita una attività imprenditoriale, che loca un immobile a uso abitativo, può fruire del regime della cedolare secca anche se il locatario è una società.

La citata legge infatti prevede solo restrizioni per il locatore, deve non agire, per poter fruire dell'agevolazione fiscale, nell'esercizio di impresa o di lavoro autonomo ma nessuna limitazione è indicata in capo ai conduttori

Fonte : studiocataldi.it

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MESSA IN MORA PER SFRATTO

Messa in mora per sfratto: perché farla?

la messa in mora per sfratto presenta dei vantaggi. Innanzitutto, come abbiamo appena detto, consente di far maturare gli interessi sui canoni non riscossi; in secondo luogo, prodotta in tribunale, dimostra al giudice come la parte inadempiente abbia preferito persistere nella propria condotta nonostante un formale avviso (il giudice potrebbe poi tenerne conto al momento della liquidazione delle spese legali); infine, la diffida consente di capire quali sono le intenzioni del conduttore. Ed infatti, la legge consente al debitore di sanare in giudizio la propria posizione pagando i canoni non versati, oltre alle spese sostenute dal locatore. Così facendo, egli può impedire lo sfratto.

In buona sostanza accade ciò: l’inquilino può comparire e sanare la morosità direttamente in udienza, versando l’importo dovuto per i canoni scaduti, oltre agli interessi legali e alle spese processuali liquidate dal giudice. In tal caso, il giudice dichiara estinto il procedimento e l’inquilino potrà continuare a godere dell’immobile.
Il conduttore può fare richiesta di un termine di grazia che consiste nella possibilità di avere un periodo di tempo entro il quale procedere al pagamento delle morosità, oltre le spese legali del procedimento. In tal caso il giudice concede un termine non superiore a novanta giorni, rinviando l’udienza a non oltre dieci giorni successivi alla scadenza assegnata.

Con la lettere di messa in mora il locatore può sondare il terreno per capire quali sono le intenzioni del conduttore: se, infatti, questi avesse intenzione di pagare, non attenderebbe la citazione in giudizio (con conseguente aggravio di spese a suo carico), ma si metterebbe in regola ben prima, cioè al momento della ricezione della messa in mora.
Anche per questo motivo, quindi, è consigliabile inviare una diffida al conduttore moroso prima di agire in tribunale: si tratta di una mossa per capire le reali intenzioni del debitore il quale, se collaborativo, pagherà subito.

Letto su laleggepertutti.it

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