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News - Approfondimenti

ABUSIVISMO

L' 80% edifici da abbattere resta in piedi (Report)

In Italia più dell'80% degli immobili abusivi è ancora in piedi perché le ordinanze di demolizione non sono mai state eseguite.

Il dato desolante emerge dal dossier di Legambiente "Abbatti l'abuso. I numeri delle (mancate) demolizioni nei comuni italiani" che sottolinea comepurtroppo non solo non si demolisce, ma neppure si acquisisce al patrimonio pubblico come prevedrebbe la legge: appena il 3,2% di questi immobili risulta infatti trascritto dai Comuni nei registri immobiliari. E in questo contesto di illegalità, diffusa e tangibile, il cemento non si ferma anche se magari a ritmi meno evidenti rispetto al passato. Il nuovo abusivismo oggi ha le "carte a posto” o è realizzato in difformità dai permessi. Oppure, è semplicemente più nascosto, lascia le coste e si cela nell’entroterra, nei parchi e nelle aree agricole, "sperando di farla franca".

Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente: "È ora di chiudere questa pagina vergognosa della storia italiana che ha prodotto e alimentato illegalità ed ha devastato intere aree del Paese. Si tratta di un fenomeno complesso che si è allargato a dismisura con i tre condoni edilizi, con la complice inerzia dei Comuni e con lo stallo prodotto dai ricorsi amministrativi mai giunti a sentenza. È indispensabile mettere mano a questa materia per riscattare interi territori e le loro comunità, riportando legalità, sicurezza, bellezza, economia sana e turismo".

La ricerca è stata realizzata sulla base dei dati forniti da 1.804 Comuni italiani (il 22,6% del totale), con un'analisi del fenomeno dal 2004, anno successivo all'ultimo condono edilizio. Secondo Legambiente risultano essere stati abbattuti 14.018 immobili rispetto ai 71.450 colpiti complessivamente da ordinanze di demolizione negli ultimi 15 anni (il 19,6% del totale).

Il Friuli Venezia Giulia risulta la regione "migliore" con il 65.1% di esecuzioni di demolizione di immobili abusivi rispetto al proprio territorio regionale, la peggiore è la Campania con appena il 3%. La Sicilia ha il 9,3% del totale nazionale delle ordinanze emesse e di queste ne ha eseguite il 16,4%, la Puglia ha abbattuto il 16,3% degli immobili colpiti da ordinanza che sono il 3,2% del dato nazionale. La Calabria, che fa registrare il 3,9% delle ordinanze nazionali ha solo il 6% delle esecuzioni.

Legambiente chiede al Parlamento di intervenire con una proposta legislativa che renda più rapido ed efficace l'istituto delle demolizioni degli immobili abusivi, avocando la responsabilità delle procedure di demolizione agli organi dello Stato (nella figura dei Prefetti) ed esonerando quindi i responsabili degli uffici tecnici comunali ed i sindaci. L'associazione ambientalista propone inoltre di istituire un fondo di 100 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2019 al 2025 per chiudere la stagione dei condoni edilizi e completare finalmente l'esame di milioni di pratiche ancora inevase.

articolo letto su Monitorimmobiliare.it

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RIATRUTTURAZIONI

SETTEMBRE È IL MESE DELLA CASA

Secondo i dati provenienti da diversi studi di settore settembre sembra essere il mese ideale per pianificare interventi e opere per modificare il look della propria casa, basti pensare che lo scorso anno le richieste di preventivo per le ristrutturazioni di immobili sono cresciute in questo mese del 35%rispetto a quanto era stato in media stimato per il resto dell’anno.

Quanto costano i progetti di ristrutturazione?

Stando ai dati elaborati da un recente Osservatorio curato da ProntoPro.it, in media per un appartamento di 70 metri quadrati ci sarebbero da considerare circa 10.130 euro di spese di ristrutturazione. La cifra cambia notevolmente a seconda della tipologia di intervento che si desidera portare a termine: da qualche centinaio di euro se si aggiunge il garage fino a sfiorare cifre molto più considerevoli per particolari lavori. Tra gli interventi il più dispendioso a livello economico è senza dubbio la ristrutturazione del bagno, per il quale si devono mettere in conto cifre che arrivano a sfiorare i 3.000 euro.

Occhio ai bonus fiscali

È importante ricordare che per tutti gli interventi di ristrutturazione effettuati entro la fine del 2018 sarà possibile approfittare di agevolazioni importanti che prevedono la detrazione dell’Irpef fino al 50% delle spese sostenute per un massimo di 96.000 euro. C’è poi tutta una serie di altri bonus fiscali messi a disposizione dei cittadini per sostenere l’acquisto di elettrodomestici e mobili, ma anche interventi tesi all’installazione di strumenti in un’ottica di maggiore sostenibilità.

di Francesca Lauritano

Letto su Immobiliare.it

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CAMBIA IL TUO MUTUO

RINEGOZIAZIONE, SURROGA O SOSTITUZIONE? ECCO COME CAMBIARE IL VOSTRO MUTUO

17 settembre 2018 MUTUI E PRESTITI

Tre modi diversi per migliorare le condizioni del vostro mutuo. Rinegoziazione, surroga e sostituzione: queste sono le tre soluzioni che potrebbero farvi ottenere tassi e condizioni migliori rispetto a quando avete comprato la vostra casa. Andiamo a scoprirle insieme, per capire se e come possono tornarvi utili.

La prima soluzione, la rinegoziazione, presuppone che non vogliate rivolgervi a una nuova banca per rivedere il vostro mutuo. Vi si ricorre quando si vuole ridurre il costo di un mutuo stipulato ormai da molti anni. Si può ottenere il cambio di tasso da fisso a variabile o misto (e viceversa) oppure cambiare la durata e l’ammontare delle rate.
Nel concreto, per chiedere una rinegoziazione del mutuo serve presentarsi in banca con le idee chiare, magari esigendo condizioni concorrenziali.
Per farlo, potreste consultare un comparatore online così da scoprire le migliori offerte di altri istituti di credito. Altro elemento importante: la rinegoziazione è priva di spese e per ratificarla non serve il notaio (basta una scrittura privata). E, soprattutto, la banca ha tutto l’interesse a concedervela in modo da evitare la perdita di un cliente.

Perdita che potrebbe avvenire, ad esempio, con la surroga. L’obiettivo della surroga è lo stesso della rinegoziazione (modificare il tasso d’interesse senza variare l’importo), ma per l’appunto ci si rivolge a un istituto di credito diverso, solitamente perché offre condizioni migliori rispetto alla banca che ha fornito il finanziamento originario. Anche qui la pratica è a costo zero e se c’è un’ipoteca collegata al mutuo questa rimane valida e viene semplicemente aggiornata con i dettagli della seconda banca.

Infine, la terza via: la sostituzione.
L’unica delle tre che comporta costi a carico di chi ha stipulato il mutuo. Questo perché viene di fatto erogato un nuovo mutuo, con tutti i costi amministrativi e notarili annessi. Il nuovo mutuo di solito è di importo superiore al precedente, o comunque al capitale residuo che rimaneva da rimborsare. La sostituzione è un’opzione utile a chi ha bisogno di ottenere un nuovo finanziamento, ad esempio perché vuole ristrutturare l’abitazione.

Letto su immobiliare.it

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DONAZIONE SIMULATA

Simulazione atto di donazione, l’imposta di registro è dovuta


Con l’ordinanza 21312/2018, la Cassazione ha affermato che l’atto simulato produce effetti nei confronti di terzi, anche se interviene atto di risoluzione, che svolge effetto solo nei rapporti tra le parti. La donazione di un immobile – prima del decorso del termine di 5 anni dall’acquisto e trascorso il termine di 12 mesi per il riacquisto di un’abitazione – fa venire meno le agevolazioni prima casa, a nulla rilevando la simulazione dell’atto di donazione e la successiva dichiarazione sottoscritta dalle parti con efficacia risolutoria e retroattiva.

L’ordinanza 21312/2018 della Cassazione ha così respinto il ricorso di un contribuente avverso la sentenza n. 127/45/11 della Ctr Lombardia, in riforma di quella dei giudici di prime cure.

Ma vediamo la vicenda. Il contribuente aveva impugnato l’avviso di liquidazione con cui l’ufficio gli aveva richiesto il pagamento delle maggiori imposte di registro, ipotecaria e catastali nella misura ordinaria, a seguito della revoca delle agevolazioni concesse sull’acquisto di un immobile nel 2004, donato poi nel 2006 alla madre, sostenendo che fosse illegittimo, avendone provato la simulazione nonché la risoluzione operata con altra scrittura in pari data.

I giudici di appello avevano rilevato che l’atto di donazione simulato non poteva non avere effetto nei confronti dell’erario. Contro tale decisione, il contribuente aveva eccepito – oltre alla questione della sottoscrizione dell’atto di appello da parte di un soggetto che non rivestiva la qualifica di Direttore provinciale della Direzione appellante – che la Ctr non avesse tenuto nel debito conto che la simulazione assoluta e la risoluzione per mutuo dissenso hanno determinato l’eliminazione dell’atto di liberalità posto a base della revoca delle agevolazioni prima casa e che il ricorrente non ha mai inteso spendere fiscalmente l’atto di donazione.

I giudici di legittimità hanno però ritenuto infondati i motivi del ricorso, osservando – per quanto riguarda il primo – che la sottoscrizione dell’appello dell’Ufficio da parte del preposto al reparto competente è validamente apposta, anche senza l’esibizione della delega, salvo che non sia dimostrata “la non appartenenza del sottoscrittore all’Ufficio appellante o, comunque, l’usurpazione del potere di impugnare la sentenza”.

In merito invece agli effetti del negozio simulato, l’atto è ritenuto opponibile all’Erario, poiché terzo rispetto alla simulazione e neanche può validamente sostenersi che la sua risoluzione abbia effetto rispetto ai terzi “in quanto l’effetto risolutorio attiene unicamente ai rapporti tra le parti e non già ai terzi, come si desume dall’articolo 1373 c.c.”.

articolo letto su Idealista.it

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LA SOSTENIBILITA' NEGLI EDIFICI COMMERCIALI

CENTRI COMMERCIALI E PICCOLE ATTIVITÀ DIVENTANO SOSTENIBILI

La sostenibilità ambientale è un tema a cui gli investitori e, di conseguenza, gli ingegneri e gli architetti guardano con sempre maggiore attenzione, perché vivere in una casa ecofriendly giova alla salute e al portafogli. Ultimamente questa consapevolezza si è allargata anche al settore commerciale, come ha spiegato anche il sito del Sole24ore. E il motivo è semplice: l’apporto di luce naturale, un buon ricambio d’aria e l’attenzione alla qualità degli allestimenti non solo permettono un notevole risparmio sulle bollette, ma invogliano la clientela a soffermarsi più a lungo e quindi, inevitabilmente, a fare più acquisti. In altre parole, i grandi centri commerciali, spesso osteggiati perché visti come “divoratori” di verde, puntano a trasformarsi in oasi di pace dove sentirsi in armonia con la natura.

Pioniere fu il Carrefour

Correva l’anno 2006 quando lo shopping center di Limbiate, in Brianza, targato Carrefour, aveva puntato sulla luminosità e sul legno, che è il materiale scelto anche dal nuovo centro commerciale di Arese che si è meritato il certificato Leed per l’efficienza energetica e l’impronta ecologica. Ma gli esempi di distretti ecofriendly da Nord a Sud non mancano: basti pensare al centro Fico di Bologna a opera del patron di Eataly Oscar Farinetti, che a fine 2019 aprirà a Torino Green Pea, un concept realizzato interamente in legno (con certificazione di provenienza) e fornito di serre e impianti fotovoltaici.

Piccole attività e celebri architetti

Questa tendenza non riguarda solo i più grandi shopping district, ma si sta diffondendo anche nelle realtà più piccole e locali, come il negozio Salewa di Bolzano, caratterizzato da tetto verde e fotovoltaico. La conferma arriva anche dai nomi di alcuni architetti impegnati in progetti del genere: il CityLife di Milano, certificato Leed, porta la firma della compianta Zaha Hadid, mentre Stefano Boeri si è occupato di riprogettare gli interni del Centro Easyhome Top Design a Pechino.

di Laura Fabbro

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