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Giornale immobiliare

assegnazione casa popolare agli eredi

Con una ordinanza che mette finalmente chiarezza al dubbio di numerosi fruitori di edilizia popolare i giudici supremi hanno spiegato, in caso di morte, chi subentra nell’assegnazione della casa popolare. Ecco la risposta.

Secondo la Cassazione, quando si parla di edilizia residenziale pubblica, l’unica possibilità di ottenere la locazione dal Comune è un provvedimento di assegnazione rispettando quindi i requisiti fissati nel provvedimento dell’ente locale. Con la conseguenza che, in caso di morte dell’assegnatario, si verifica la cessazione dell’assegnazione-locazione. A questo punto, inevitabilmente, l’alloggio torna nella disponibilità dell’ente e gli eredi del precedente assegnatario non possono più rivendicare alcun diritto. Non hanno, quindi, la possibilità di ereditare la casa popolare in cui hanno vissuto insieme al genitore.

Il Comune potrà procedere, nell’esercizio del suo potere discrezionale, ad una nuova assegnazione eventualmente a favore di soggetti conviventi o titolari di altro titolo preferenziale per come previsto dalla legge.

letto su laleggepertutti.it

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INVESTIRE NELL'IMMOBILIARE IN MODO RESPONSABILE

Le quattro vie dell’immobiliare per un futuro sostenibile

Secondo JLL, la sostenibilità economica, sociale e ambientale sarà uno dei principali trend a guidare il futuro del Real Estate. L'utilizzo del legno, la riqualificazione, la tecnologia e gli investimenti responsabili sono le quattro soluzioni individuate per affrontare la sfida del climate change
Gli investitori sono sempre più consapevoli dell’impatto sociale ed ambientale delle loro decisioni di investimento nonché dei ritorni generati. Conseguenza di questo è l’attenzione ad un mercato abitativo a prezzi sostenibili e alle energie rinnovabili. Nuovi parametri di misurazione delle prestazioni si aggiungeranno nei prossimi anni a quelli già in uso e riguarderanno l’innovazione (utilizzo di spazi innovativi, ritorno sugli investimenti in innovazione immobiliare), le risorse umane (salute e benessere dei dipendenti) e la tecnologia (digitalizzazione delle attività immobiliari).
Grazie alla crescente attenzione ai temi relativi alla sostenibilità economica, sociale e ambientale e ai livelli record di capitale allocabili al settore immobiliare, ci attendiamo una quota sempre più crescente di forme di investimento che possono avere un effetto sociale e ambientale positivo.

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Comunicazione

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mutui tasso variabile- disposizioni per il 2020

Con l’arrivo del nuovo anno sono attese alcune novità sul fronte mutui. L’Euribor, l’indice a cui sono agganciati i mutui variabili, entrerà infatti in una fase di cambiamento che rivoluzionerà i tassi interbancari. Saranno milioni le famiglie italiane ed europee coinvolte anche se, come riportato da Business Online, le maggiori novità riguarderanno i mutui accesi nel corso dell’anno che inizierà domani.

Come cambierà l’Euribor?

Al momento il calcolo dell’indice è basato su informazioni private tra un panel di circa 20 banche europee, ma dal 2020 entrerà in vigore un criterio scientifico: saranno cioè gli scambi effettivi avvenuti fra le banche a determinare l’Euribor. In questo modo gli istituti di credito saranno obbligati a effettuare rilevazioni sulla base di operazioni effettivamente eseguite sul mercato, garantendo perciò un maggiore monitoraggio. L’esigenza di cambiamento, del resto, era nata proprio a causa di manipolazioni avvenute anni fa che avevano coinvolto alcune banche.

Una trasformazione graduale

D’ora in poi chi deciderà di accendere un mutuo a tasso variabile avrà garantita una maggiore trasparenza. Tuttavia, il timore degli esperti è che a questa si accompagni anche una più alta volatilità, legata al fatto che l’Euribor verrà calcolato in base alle operazioni avvenute sul mercato che potrebbero causare sbalzi improvvisi. Si tratta, però, di un cambiamento che avverrà in modo graduale (circa due anni) e che coinvolgerà solo in minima parte le famiglie che hanno un mutuo già in essere. Dal 2022 in poi tutti i nuovi mutui verranno indicizzati secondo il nuovo calcolo.

di Laura Fabbro

articolo letto su Immobiliare.it

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NO alla cedolare secca negozi 2020

Nonostante le speranze dei proprietari di locali commerciali, la tanto auspicata proroga della cedolare secca non è stata inserita nel testo definitivo della nuova Legge di Bilancio.

Nel 2019 il regime fiscale agevolato con aliquota del 21% era stato esteso anche agli immobili commerciali accatastati come C/1 (negozi e botteghe) con metratura non superiore ai 600 mq. Dal 1° gennaio, invece, la tassazione sostitutiva è tornata a essere applicabile esclusivamente agli affitti di abitazioni.

Le speranze dei proprietari

I proprietari di immobili commerciali avevano accolto molto favorevolmente questo sistema di tassazione ridotto, che non solo sostituisce le aliquote Irpef ordinarie e più severe ma anche le addizionali, l’imposta di registro e quella di bollo. La stessa Confedilizia ha ribadito più volte la necessità di equiparare le regole previste per le locazioni a uso abitativo a quelle per le locazioni commerciali, anche nell’ottica di contrastare il fenomeno del nero.

Salvi i contratti stipulati nel 2019

Nonostante tali richieste, il mancato inserimento della proroga ha fatto sì che dal 1° gennaio i nuovi contratti non possano più beneficiarne. Il regolamento non è però retroattivo: questo significa che i contratti di locazione firmati entro il 31 dicembre sono salvi, a prescindere dall’avvio effettivo dell’affitto. Ma attenzione: affinché la procedura risulti valida è indispensabile registrare il contratto entro 30 giorni e rispettare tutti i vincoli previsti dalla legge.

di Laura Fabbro

Articolo letto su Immobiliare.it

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O.K. bonus mobili 2020

La Legge di Bilancio 2020 ha confermato anche per quest’anno il Bonus mobili: introdotto con il Decreto-legge n. 63 del 4 giugno 2013, garantisce una detrazione Irpef al 50% per le spese legate all’acquisto di arredi ed elettrodomestici a seguito di opere di ristrutturazione immobiliare. Vediamo quali sono le principali novità e chi può accedere all’agevolazione.

Chi può richiederlo e come?

Il bonus per l’acquisto di arredi e mobili è strettamente collegato a interventi di ristrutturazione edilizia effettuati nel 2020 con prosecuzione nel 2021, al netto delle spese sostenute nel 2020 per le quali si sono già richieste detrazioni.

Possono accedervi tutti i contribuenti residenti in Italia assoggettati all’imposta sul reddito delle persone fisiche, ma anche i titolari di società assoggettate all’IRES. La detrazione spetta anche al coniuge, ai familiari entro il terzo grado di parentela e agli affini entro il secondo grado se conviventi con il proprietario.

In tutti i casi, è necessario documentare l’inizio dei lavori attraverso la Dia, Scia, Cil o Cila o tramite un’autocertificazione se le opere sono effettuate in edilizia libera. È essenziale provare che l’acquisto dei mobili sia collegato ai lavori di ristrutturazione e che i nuovi elementi di arredo siano situati realmente all’interno di quello specifico immobile.

Attenzione ai documenti

Scendendo nello specifico, sarà necessario presentare: la domanda di accatastamento, qualora l’immobile non risulti essere stato ancora censito; la copia dei pagamenti IMU e ICI; la Delibera dell’assemblea che ha approvato i lavori (solo se prevista); la Dichiarazione di consenso del proprietario all’esecuzione dei lavori; la Dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà, che deve riportare la data di inizio lavori e la loro tipologia; la Comunicazione ASL con tutti i dettagli relativi ai lavori; la copia del pagamento di mobili e arredi; la comunicazione Enea entro 90 giorni dal termine dei lavori.

di Francesca Lauritano

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un po' di chiarezza su agevolazioni prima casa

Chi acquista la prima casa ha diritto a una serie di agevolazioni fiscali che comprendono la riduzione dell’imposta di registro o dell’Iva e l’esenzione dal pagamento dell’imposta di bollo e dei tributi speciali catastali. Non tutti, però, possono usufruire di questi benefici. Vediamo esattamente a chi spettano e in quali casi vengono persi.

Mai per gli immobili di lusso

La legge stabilisce che le agevolazioni fiscali relative all’acquisto della prima casa non possono essere attribuite nel caso di compravendita di un immobile di lusso. Ma come si fa a sapere se la casa che abbiamo intenzione di comprare rientra in questa categoria? Basta controllare il catasto. Sono considerati immobili di lusso quelli registrati come A/1 (abitazioni di tipo signorile), A/8 (abitazioni in ville) e A/9 (palazzi di pregio artistico e storico). L’acquirente, inoltre, non deve essere titolare, nemmeno in comunione col coniuge, di diritti di proprietà o usufrutto su un’altra abitazione nello stesso territorio comunale.

Presupposto fondamentale: la residenza

L’acquirente deve avere la residenza all’interno del territorio comunale dove si trova l’immobile. E se la casa che vogliamo comprare è in un comune diverso? Nessun problema: a partire dalla data dell’atto di compravendita avremo 18 mesi di tempo per richiedere il trasferimento all’ufficio anagrafe.

I benefici rimangono anche in caso di vendita

Il titolare di una casa acquistata coi benefici deve conservare tale titolarità per almeno cinque anni. Nel caso di una cessione anticipata, tuttavia, non solo non perderebbe questo vantaggio ma potrebbe usufruirne anche per l’acquisto successivo. A una condizione, però: che il nuovo immobile venga comprato entro un anno e che sia sempre destinato a prima casa.

Locazione della prima casa

A volte capita che dopo avere goduto delle agevolazioni fiscali “prima casa” ci si debba trasferire altrove, prendendo un nuovo immobile in affitto e dando in locazione il proprio. Che cosa succede in questo caso? Nulla. La legge infatti obbliga a trasferirsi entro 18 mesi nel luogo in cui si trova la casa acquistata coi benefici, ma non impone di rimanervi per sempre.

di Laura Fabbro

Articolo letto su Immobiliare.it

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RIFORMA CATASTO

Verso nuovo catasto, si parte da aste e rogiti 2012-14
Operazione richiederà almeno 5 anni
Si partirà dai rogiti del triennio 2012-2014 per definire i nuovi valori catastali, ma per avere un quadro completo della situazione di oltre 60 milioni di immobili di tutto il territorio nazionale si prenderanno in considerazione anche le aste giudiziarie. E' uno dei primi punti che dovrebbero essere inseriti nel decreto attuativo della delega fiscale in arrivo al consiglio dei ministri del 20 febbraio. Si tratta del secondo decreto legislativo sul catasto, dopo quello sulle commissioni censuarie approvato in via definitiva il 10 novembre scorso e pubblicato pochi giorni fa in Gazzetta ufficiale.
Ad essere messe a punto nel testo saranno le cosiddette funzioni statistiche, ovvero l'algoritmo sul quale calcolare il valore tassabile del singolo immobile. Questo dipenderà non solo dalla categoria, ma anche dalle zone o dagli ambiti territoriali in cui l'Italia verrà suddivisa. Un problema questo ancora da sciogliere: dalle micro-zone catastali si potrebbe infatti passare ad ambiti più vasti o direttamente alle zone OMI, quelle cioè già utilizzate dalle Entrate nell'Osservatorio del mercato immobiliare e che in alcuni casi equivalgono alle province.
Anche sulla definizione del valore in base ai rogiti 2012-2014 restano però delle perplessità poichè a causa degli anni neri della crisi immobiliare le compravendite sono diminuite anche di un quarto in alcune aree del Paese, rendendo i dati dei rogiti scarsi e poco attendibili rispetto al potenziale andamento del mercato. Il ricorso anche alle aste giudiziarie dovrebbe inoltre abbassare di molto i valori medi. Circa 62 milioni di immobili (ma c'è chi ne conta anche oltre 63 milioni) dovrebbero essere suddivisi in destinazione "ordinaria" e destinazione "speciale", ognuna con delle sottocategorie.

Fonte: RealEstate Online

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