RICHIESTA DANNI DOPO LA CONSEGNA DELLE CHIAVI

Scritto il .

Prima di spiegare però come si calcola il risarcimento danni immobile dopo affitto, dobbiamo fare una premessa per sfatare un equivoco in cui molti cadono. Di solito, all’atto della firma del contratto di locazione, l’inquilino versa una “cauzione”. Questa dovrebbe coprire gli eventuali canoni non versati alla scadenza del contratto. Serve quindi per compensare la morosità (che purtroppo è sempre “dietro la porta”).

Succede però che il locatore trattenga i soldi anche a titolo di risarcimento dei danni lasciati all’appartamento
Tale comportamento, se non riceve l’avallo dell’affittuario – ossia in assenza di accordo tra le parti – è illegittimo. Infatti, se il canone di affitto è un importo certo e determinato (in quanto fissato nel contratto), per cui è ben possibile compensarlo con la cauzione (trattandosi di una semplice operazione aritmetica di sottrazione), non altrettanto vale per il risarcimento.
Difatti l’importo del risarcimento può variare a causa di numerose variabili.
Ad esempio, ad incidere può essere la ditta contattata (ve ne sono alcune più care e altre più economiche), i materiali utilizzati e il pregio di questi, l’urgenza richiesta per i lavori, ecc. Sicché il padrone di casa non può unilateralmente quantificare l’indennizzo se non con l’intesa dell’inquilino o con l’avallo del giudice. Detto in termini più pratici, si può trattenere la cauzione a copertura dei danni solo se il locatore cita l’inquilino davanti a un tribunale affinché il magistrato accerti l’entità dei danni stessi.

Secondo la sentenza odierna della Cassazione, il conduttore che riconsegna l’immobile con gravi danni è tenuto a versare il canone anche per il periodo necessario alle riparazioni. Questa ipotesi di risarcimento è assimilata al caso di “ritardata restituzione dell’appartamento”. A tal fine il proprietario non deve provare di aver ricevuto altre richieste di affitto.

Il ragionamento dei giudici sposa le richieste del locatore: quando il conduttore restituisce l’immobile, al termine della locazione, in condizioni tali da richiedere un restauro, il danno è già dimostrato e il locatore non deve affatto provare di aver perduto la possibilità di stipulare un vantaggioso contratto di locazione nel tempo necessario per il restauro.

Per cui, qualora al momento della riconsegna l’immobile locato presenti danni eccedenti il degrado dovuto a normale uso dello stesso, incombe al conduttore l’obbligo di risarcire tali danni, consistenti non solo nel costo delle opere necessarie per la rimessione in pristino dell’appartamento, ma anche nel canone altrimenti dovuto per tutto il periodo necessario per l’esecuzione e il completamento di tali lavori. Il locatore non è tenuto a provare anche di aver ricevuto – da parte di terzi – richieste di affitto, non soddisfatte a causa dei lavori.

letto su laleggepertutti.it

Stampa