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News - Approfondimenti

FRASZIONARE LA CASA

Se acquistiamo un appartamento di 200 metri quadri per poi dividerlo in tre unità, due delle quali da affittare, quanto spendiamo? E soprattutto, conviene? Osservando l’andamento del mercato immobiliare negli ultimi mesi, con un generale calo nei prezzi di vendita a fronte dell’aumento degli affitti, la risposta è affermativa. Secondo gli esperti, questo meccanismo permette di rivalutare il nostro immobile del 10%. Per questa ragione, il frazionamento pare essere il nuovo trend in materia di investimenti, specialmente nelle grandi città e fra i proprietari di uffici in crisi che devono essere riconvertiti.

Prima di frazionare consultate il regolamento condominiale

Frazionare un immobile è un intervento conveniente perché ne aumenta il valore, soprattutto nelle città dove monolocali e bilocali si vendono e affittano più facilmente rispetto agli appartamenti molto ampi. Tuttavia, non sempre è possibile metterlo in pratica: le regole condominiali possono essere un ostacolo, ma in linea generale l’assemblea non può opporsi al frazionamento se non vengono modificate le parti comuni dello stabile. L’accesso al nuovo appartamento può comportare, in alcuni casi, modifiche al pianerottolo che necessitano il permesso da parte dei condomini. Inoltre, bisogna anche rispettare le norme igienico-sanitarie imposte dal Comune, come il rapporto tra superfici finestrate e numero dei locali.

Quanto costa dividere un appartamento?

Secondo alcune analisi, i costi di ristrutturazione oscillano fra i 600 e i 900 euro al metro quadro a seconda delle località. Quindi, tanto per fare un esempio, se si acquista un immobile di 200 mq a Roma in zona Trastevere, bisogna mettere in conto un investimento iniziale di circa 1,3 milioni di euro più almeno 150mila euro per la ristrutturazione. Ma poi avremmo un’entrata fissa e garantita per 12 mesi all’anno grazie agli affitti brevi ai turisti. Inoltre, non dimentichiamo che il frazionamento viene considerato un intervento di manutenzione straordinaria che può beneficiare delle detrazioni fiscali.

di Laura Fabbro

articolo letto su Immobiliare.it

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Bankitalia: aumentano i prestiti, in calo sofferenze e tassi mutui (Report)

Aumentano i prestiti al settore privato, diminuiscono le sofferenze e i tassi dei mutui. Lo indica la Banca d'Italia nel bollettino "Banche e moneta".

Nello specifico a settembre i prestiti al settore privato, corretti per tener conto delle cartolarizzazioni e degli altri crediti ceduti e cancellati dai bilanci bancari, sono cresciuti del 2,9% su base annua (2,6% in agosto), i prestiti alle famiglie sono cresciuti del 2,8% come nel mese precedente, mentre quelli alle società non finanziarie sono aumentati dell'1,9% (1,2% in agosto).

Risultano in crescita anche i depositi: più del 4,6 per cento su base annua (4,3 per cento nel mese precedente); la raccolta obbligazionaria invece è ancora in netta diminuzione: meno 13,8 per cento (era calata del 14 per cento ad agosto).

I tassi di interesse sui prestiti erogati a settembre alle famiglie per l'acquisto di abitazioni, comprensivi delle spese accessorie, sono stati pari al 2,16 per cento (2,21 per cento in agosto); quelli sulle nuove erogazioni di credito al consumo all'8,27 per cento. La Banca d'Italia, aggiunge che i tassi di interesse sui nuovi prestiti alle società non finanziarie sono risultati pari all'1,45 per cento (1,55 per cento in agosto); quelli sui nuovi prestiti di importo fino a 1 milione di euro sono stati pari all'1,98 per cento, quelli sui nuovi prestiti di importo superiore a tale soglia all'1,01 per cento. I tassi passivi sul complesso dei depositi in essere sono stati pari allo 0,39 per cento

Letto su Monitorimmobiliare.it

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RIFORMA SUCCESSIONI E DONAZIONI

Notai: pronto progetto riforma per donazioni e successioni più snelle

Procedure più sicure per le donazioni di beni immobili e ampliamento dei patti di famiglia. Sono queste le linee di fondo del progetto di riforma del diritto delle successioni al quale sta lavorando il Consiglio Nazionale Notariato e anticipato oggi a Roma nel corso del 53mo Congresso Nazionale del Notariato per sciogliere i nodi finora irrisolti del diritto ereditario.

"Sono ben noti i problemi di circolazione che riguardano i beni immobili donati e che si prospettano di fronte ad un venditore che - spiega il Notariato -, magari a distanza di tempo dalla data in cui ha ricevuto una donazione e con il donante ancora in vita, intenda alienare il bene di provenienza donativa. I casi non sono pochi in Italia, basti pensare che nel nostro Paese sono state stipulate, secondo il rapporto Dati Statistici Notarili, nel 2017 più di 135.000 donazioni immobiliari, nel 2016 erano quasi 139.000 e nel primo semestre 2018 si registra un aumento del 5% per le donazioni di fabbricati e del 4% per le donazioni della nuda proprietà di fabbricati".

Il progetto di riforma a cui sta lavorando in fase avanzata il Consiglio Nazionale del Notariato, prosegue il comunicato, seguirà le seguenti linee: revisione della qualificazione legittima: sono maturi i tempi per una diversa qualificazione del diritto alla legittima, quale diritto di credito, ad una parte del valore del patrimonio ereditario, che può essere soddisfatto con qualsiasi bene, anche non ereditario. Superamento del divieto dei patti successori, almeno di quello rinunciativo. Ampliamento dell'ambito di applicazione del patto di famiglia sempre nell'ottica di consentire la pianificazione concordata dei trasferimenti endofamiliari ed, in genere, del passaggio generazionale della ricchezza. Introduzione del certificato di successione, con l'obiettivo di dare certezza e stabilità ai trasferimenti ed alle procedure ereditarie.

Nell'atto notarile potrebbero entrare: i dati relativi alla devoluzione del patrimonio ereditario, le generalità di ciascun erede e/o legatario ed i diritti a lui spettanti, i poteri della persona designata per eseguire le disposizioni testamentarie o per amministrare la successione; eventualmente l'accettazione di eredità, anche con il beneficio d'inventario, la rinuncia all'eredità ovvero il rifiuto di legato, la rinuncia all'azione di riduzione ovvero gli accordi per l'integrazione dei diritti di legittimari lesi o confermare eventuali disposizioni testamentarie nulle, in conformità all'art.590 cod.civ.

letto su Monitorimmobiliare.it

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GRANDE DISTRIBUZIONE

Vendite al dettaglio: crollo a settembre e stagnazione totale nell’anno

I dati Istat sul commercio al dettaglio relativi al mese di settembre 2018 registrano un calo del -2,5% rispetto a settembre 2017 nelle vendite a valore.

L’alimentare segna un -1,6% e il non alimentare un -3,1%. Il dato cumulato gennaio-settembre, invece, evidenzia un -0,1% a valore e -0,7% a volume.

«Nel mese di settembre siamo di fronte a un vero crollo delle vendite al dettaglio, che coinvolge prodotti alimentari e non alimentari, grande e piccola distribuzione – dichiara Claudio Gradara, presidente di Federdistribuzione – Come è ormai d’abitudine, si salva solo l’e-commerce, che mostra un valore positivo di crescita. Ma il dato più preoccupante è quello relativo ai primi nove mesi dell’anno: un trend pari al -0,1% a valore e -0,7% a volume».

«Ciò che occorre assolutamente evitare è introdurre in questo scenario ulteriori elementi di freno dei consumi, che creino disservizio e disorientamento nei consumatori, aumentando quel senso di incertezza sul futuro che sta orientando il migliorato potere d’acquisto più verso il risparmio che verso il consumo, come una nuova regolamentazione delle aperture domenicali e festive», conclude il presidente.

letto su distribuzionemoderna.it

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IMMOBILI DELLA CHIESA

Riferendosi a quanto riportato da alcuni organi di stampa che, a proposito delle proprietà immobiliari della Chiesa, parlano di ben il 20% del patrimonio edilizio nazionale si tratta di un dato che non è minimamente attendibile e risulta assolutamente lontano dalla realtà.

E tra l'altro tale inattendibilità ictu oculi è di immediata percepibilità.

Tutti gli italiani infatti hanno sotto gli occhi una realtà diversa da quella che viene rappresentata con il dato che parla di un immobile della Chiesa ogni cinque posseduti dalla cittadinanza.

Questo dato non vale nemmeno nella città di Roma dove pure, nel centro storico, si presenta la maggior concentrazione di immobili religiosi a livello nazionale.

Secondo i dati in possesso di Europasia, nella Città Eterna gli immobili riconducibili alla Chiesa Cattolica, nella sua globalità di enti ed istituzioni ecclesiastici (compresi gli immobili extraterritoriali e quelli destinati al culto) dovrebbero aggirarsi attorno al 3/4 % del totale.

A livello nazionale, viceversa, la quota di questi immobili (compresi quelli di culto) si attesterebbe attorno all'1 % del totale.

Si tratta pur sempre di una quantità considerevole atteso ad esempio il numero complessivo degli immobili che nella sola Roma supera le 120 mila unità.

Consideriamo peraltro che la gran parte del patrimonio edilizio esistente nelle nostre città è stato realizzato a partire dal secondo dopoguerra, fuori dai centri storici; e nelle zone periferiche e semiperiferiche la presenza di immobili della Chiesa è rarefatta.

Riferendoci al patrimonio italiano edificato, stiamo parlando di una realtà edilizia che si localizza in ben 8102 comuni (oltre la metà dei quali sotto i 2500 abitanti), con una concentrazione demografica del 46% in comuni con popolazione inferiore ai 20.000 abitanti; in ciascuno dei quali sono presenti solo una o alcune chiese (non sempre dotate delle c.d. attrezzature complementari di culto: ad esempio canonica-oratorio-campo sportivo), qualche struttura appartenente ad ordini o congregazioni religiose; con frequentemente scarsi beni a reddito, quali terreni e fabbricati, gestiti dagli enti diocesani per il sostentamento del clero.

articolo letto su Monitorimmobiliare.it

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