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News - Approfondimenti

IMU CAPANNONI

"Imposta assurda e anti-industriale"
Anche Squinzi nulla può contro l'Imu sui capannoni

Se neanche il presidente di Confindustria viene ascoltato riguardo all'Imu sui capannoni, la battaglia è davvero persa.
Su Panorama in edicola, Giorgio Squinzi ribadisce l'esigenza di cancellare la tassa sui capannoni.
Guardando a quanto diceva un anno fa, non si è mossa una foglia.
"L'Imu sui capannoni e sui macchinari imbullonati è una cosa assurda, antistorica e anti-industriale. Da più di un anno mi sto battendo per questa cosa. Mi auguro che il buon senso prevalga. Ci sono aree del Paese in cui c'è una situazione assurda che va assolutamente risanata".
Questo quanto dice oggi. Lo stesso diceva esattamente un anno fa commentava polemico il diverso trattamento dei terreni e fabbricati agricoli (a cui l'Imu era stata tolta) rispetto ai capannoni.
Il 27 novembre 2013 diceva: "Sull'Imu è chiaro che ci aspettavamo un trattamento paritario: i terreni agricoli sono mezzi di produzione come i capannoni. Non possiamo condividere un diverso trattamento anche perché è solo dalle imprese manifatturiere che può arrivare la vera ripresa. Se la parità di trattamento dei capannoni e delle altre proprietà di impresa con terreni e fabbricati agricoli non viene riconosciuta dal governo non possiamo essere d'accordo".
Una situazione davvero complicata per le imprese, che i conti purtroppo li sanno fare. E la pressione fiscale continua a crescere. Anche se cambiano i governi, le tasse sull'immobiliare continuano a salire. Già nel 2012, la Cgia di Mestre avvertiva: Imu capannoni: fino al 154% più salata dell'Ici. Che sia il governo Monti, Letta o Renzi, pare non lo considerino importante.

Fonte: Monitorimmobiliare.it

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NOTIZIE FIMAA

In vista dell'incontro con i rappresentanti italiani eletti nel Parlamento europeo
Fimaa prepara missione a Bruxelles: tre proposte per il rilancio dell'immobiliare

 
Revisione della direttiva Bolkestein; tessera professionale europea rilasciata in Italia dalle associazioni di categoria più rappresentative; bandi per favorire l'interscambio professionale degli agenti immobiliari in Europa.
Ruota intorno a queste tre proposte la richiesta di incontro che Fimaa (Federazione Italiana Mediatori Agenti d'Affari) ha inoltrato a Bruxelles.
Valerio Angeletti , presidente nazionale Fimaa, ha chiesto infatti - attraverso la Delegazione Confcommercio presso l'Unione Europea - un incontro ai deputati italiani eletti al Parlamento europeo che fanno parte della Commissione parlamentare per il mercato interno e la protezione dei consumatori.
I temi principali che Angeletti affronterà con i Parlamentari italiani eletti in Europa saranno "l'insostenibile pressione del fisco italiano sul mattone – come anticipa una nota - le problematiche relative al recepimento della direttiva Bolkestein (direttiva 2006/123/CE) a causa delle diverse norme nazionali che disciplinano l'accesso, la formazione e l'aggiornamento professionale degli agenti immobiliari nei vari Paesi Ue, la richiesta di far rilasciare in Italia la tessera professionale Ecp (European professional card) per l'incentivazione e la semplificazione della mobilità degli agenti immobiliari nel territorio europeo, dalle associazioni di categoria maggiormente rappresentative, e la proposta di Fimaa-Confcommercio per il finanziamento di appositi bandi Ue che favoriscano l'interscambio professionale dell'agente immobiliare europeo".
"Per il rilancio del settore immobiliare - conclude Angeletti – è necessario far capire all'Europa che il peso del fisco italiano sulla casa è ormai insostenibile: occorrono meno tasse sul mattone e la promozione e la conoscenza tra gli agenti immobiliari delle diverse realtà associative presenti in Europa per favorire la mobilità e la condivisione delle opportunità immobiliari fra gli operatori del settore".

Fonte: Monitorimmobiliare.it

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REPORT

Immobiliare, calano ancora i prezzi. È il momento giusto per acquistare?

Natale è alle porte e dal mercato immobiliare potrebbe arrivare il regalo più ambito per molte famiglie italiane: una casa di proprietà.
Diversi i fattori che spingono verso questa scelta: da un lato, i prezzi delle case, che secondo l'Istat sono i più bassi da sempre dal 2010: meno 11,2 per cento. Dall'altro la possibile ripresa del mercato, prevista da molti analisti nel 2015 e certificata anche dall'aumento delle compravendite, cresciute del 3,7 per cento nel 2014 secondo l'Osservatorio sul Mercato Immobiliare di Nomisma.
Il portale di annunci immobiliari Nuroa ha condotto un'analisi sulle proprietà in vendita presenti nel proprio database, grazie all'innovativo tool che compara e analizza le inserzioni delle oltre 70 aziende partner della società, presente dal 2009 in Italia. La ricerca ha confermato la tendenza certificata dall'Istat: i prezzi delle case sono calati ovunque nelle 8 maggiori città italiane (Roma, Milano, Napoli, Torino, Palermo, Genova, Bologna e Firenze).
L'analisi sulle proprietà in vendita sul portale Nuroa ha tenuto conto dell'andamento dei prezzi medi per metro quadro da maggio 2011 a ottobre 2014. I dati evidenziano che la città in cui i ribassi sono stati più sensibili è Roma (-21%), seguita da Bologna (-20,4%) e Napoli (-18,3%). A Firenze, invece, il calo dei prezzi in quattro anni è stato più contenuto: con il -8,7% è la città in cui il valore della casa ha tenuto di più. Calo in doppia cifra per le altre grandi città italiane: Palermo (-15,8%), Genova (-15,4%), Torino (-13,3%) e Milano (-12,4%).
I dati della ricerca effettuata da Nuroa si inseriscono all'interno del quadro più dettagliato diffuso dall'Istat: "Nel secondo trimestre 2014, sulla base delle stime preliminari, l'indice dei prezzi delle abitazioni (IPAB) acquistate dalle famiglie, sia per fini abitativi sia per investimento, è diminuito dello 0,6% rispetto al trimestre precedente e del 4,8% nei confronti dello stesso periodo del 2013. Le flessioni congiunturali e tendenziali sono dovute alle diminuzioni dei prezzi sia delle abitazioni esistenti (-0,7% rispetto al primo trimestre 2014, -5,7% rispetto allo stesso trimestre del 2013) sia di quelle nuove (-0,2% su base congiunturale, -2,7% su base annua). Le stime preliminari del secondo trimestre 2014 – prosegue l'Istat - confermano il persistere di un quadro di flessione dei prezzi delle abitazioni. L'IPAB, infatti, rispetto al 2010 (anno base dell'indice), registra una diminuzione ormai superiore agli undici punti percentuali (-11,2%). Questa è dovuta esclusivamente alle abitazioni esistenti, i cui prezzi, nello stesso periodo, sono scesi del 16,0%, mentre la variazione di quelli delle abitazioni nuove, sebbene prossima allo zero, risulta tuttora lievemente positiva (+0,3%)."

La ripresa

C'è però un elemento, nei dati analizzati da Nuroa, che fa pensare al 2015 come all'anno del rilancio per il mercato immobiliare: il confronto tra la media dei prezzi di ottobre 2014 e del mese precedente lascia già intravedere, in alcuni casi, una sensibile ripresa. In particolare, sembra di assistere già a una sostanziale inversione di rotta a Roma, Torino e Bologna. Nella Capitale il prezzo medio per metro quadro a ottobre è di 3.796 euro (il più alto d'Italia), contro i 3.761 euro di settembre. A Bologna l'aumento medio per metro quadro è di 22 euro: 2.646 a ottobre contro 2.624 del mese precedente. Crescono i prezzi anche a Torino (2.058 euro a ottobre contro 2.026 euro registrati a settembre), mentre restano pressoché immutati a Milano (3.335 euro/mq) e a Firenze (3.790 euro/mq).

Fonte: Il Ghirlandaio - Roma

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ESPERTO RISPONDE

LA PROROGA DEL CONTRATTO SENZA OBBLIGO DELL'«APE»
A cura di Matteo Rezzonico

Ho in corso un contratto di locazione a canone concordato(di 3 anni + 2). A dicembre scadono i primi 3 anni, per cui a gennaio 2015 dovrei prorogarlo per gli altri 2. Desidero sapere se al momento della proroga sono obbligato alla consegna dell'Ape.
In caso di proroga del contratto di locazione, l'Ape (Attestato di prestazione energetica) non è necessario. E infatti - in assenza di una specifica normativa regionale in materia - vale la normativa nazionale e, in particolare, il Dlgs 192/2005 (e successive modifiche e integrazioni). Per l'articolo 6, comma 3, del richiamato Dlgs, l'Ape è necessaria relativamente ai «nuovi contratti di locazione di edifici o di singole unità immobiliari soggetti a registrazione ... ».

SÌ ALL'AFFITTO SULLA BASE DEL GIRO D'AFFARI
A cura di Luca Stendardi

Una Sas deve dare in affitto la propria azienda ad un altra Srl. Nella determinazione del canone si può stabilire una quota fissa mensile ed una variabile, da determinare a fine anno, in percentuale sul giro di affari effettuato?
La giurisprudenza attualmente prevalente (Cassazione 11320/2003; Cassazione 4210/07, Cassazione 17964/07), sulla base del principio generale della libera determinazione convenzionale del canone locativo per gli immobili destinati ad uso non abitativo, ha affermato, in linea di principio, la legittimità della clausola in cui venga pattuita la determinazione del canone in misura differenziata e crescente per frazioni successive di tempo nell'arco del rapporto, ancorandola ad elementi predeterminati e idonei ad influire sull'equilibrio economico del sinallagma contrattuale in modo del tutto indipendente dalle variazioni annue del potere di acquisto dell' euro. Ciò, salvo che risulti che le parti abbiano in realtà perseguito surrettiziamente lo scopo di neutralizzare soltanto gli effetti della svalutazione monetaria. Si può quindi concludere affermando che è ammissibile che una quota del canone venga determinata in percentuale sul giro di affari realizzato dal soggetto conduttore.

CERTIFICAZIONE COMUNE: I LIMITI ALL'UTILIZZO
A cura di Luca Stendardi

Sono proprietario di un appartamento in Lombardia.Nell'estate del 2014 è stata cambiata la centrale termica condominiale ed è stato disposto un sistema di termovalvole per ogni unità immobiliare. Mi è stata rilascita dai tecnici abilitati la relativa certificazione energetica condominiale. A breve dovrò affittare tale appartamento. All'inquilino potrò consegnare la certificazione energetica condominiale oppure dovrò farne una ad hoc per l'unità immobiliare?
Il quarto comma dell'articolo 6 del Dlgs 192 del 2005 (attuazione della direttiva 2002/91/CE relativa al rendimento energetico nell'edilizia) precisa che «l'attestazione della prestazione energetica può riferirsi a una o più unità immobiliari facenti parte di un medesimo edificio. L'attestazione di prestazione energetica riferita a più unità immobiliari può essere prodotta solo qualora esse abbiano la medesima destinazione d'uso, la medesima situazione al contorno, il medesimo orientamento e la medesima geometria e siano servite, qualora presente, dal medesimo impianto termico destinato alla climatizzazione invernale e, qualora presente, dal medesimo sistema di climatizzazione estiva». Pertanto, se l'edificio del lettore possiede tali caratteristiche potrà essere utilizzata la certificazione dell'edificio condominiale.

Fonte: Casa24Plus

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